Dalla riconversione delle basi militari al Piano Nazionale degli Aeroporti: perché lo scalo ibleo e quello campano rappresentano la "stella polare" per il futuro del trasporto aereo in Capitanata.
Mentre il dibattito sull'inserimento del "Gino Lisa" tra gli aeroporti di interesse nazionale si accende, il panorama aeronautico del Mezzogiorno offre due modelli speculari che sembrano tracciare la rotta per Foggia: Comiso in Sicilia e Salerno in Campania. Spesso definiti "scali minori", queste infrastrutture stanno dimostrando che il riconoscimento dello Stato e l'integrazione in reti regionali sono le uniche chiavi per trasformare una pista di provincia in un asset strategico.
Comiso: Il modello della riconversione e della resilienza
La storia dell'Aeroporto "Pio La Torre" di Comiso è, per molti versi, eroica. Nato come aeroporto militare, negli anni '80 divenne la più grande base missilistica della NATO in Europa, simbolo della Guerra Fredda. Con la caduta del Muro e lo smantellamento dei missili nel 1991, lo scalo rischiò di diventare il più grande e costoso "buco nero" del demanio.
La sua rinascita, avvenuta ufficialmente per il traffico civile nel 2013, condivide con Foggia il medesimo scetticismo iniziale: "A cosa serve un aeroporto a pochi chilometri da uno scalo più grande?". Eppure, Comiso ha risposto con i numeri, arrivando a servire oltre 400.000 passeggeri annui e diventando la porta d'accesso per il turismo della Val di Noto.
L’analogia con Foggia: Come il Gino Lisa per il Gargano e i Monti Dauni, Comiso serve un territorio "penalizzato" dall'orografia e dalla carenza di alta velocità ferroviaria. La sua crescita è stata possibile solo grazie all'integrazione con Catania, creando un sistema aeroportuale unico in cui lo scalo più piccolo supporta quello principale.
L’importanza del "Riconoscimento Nazionale"
Cosa ha guadagnato Comiso dall'inserimento tra gli aeroporti di interesse nazionale? In primis, l'accesso alla Continuità Territoriale: gli scali di interesse nazionale godono di condizioni più semplici per beneficiare dei fondi statali per i voli a prezzi calmierati per i residenti, uno strumento che per Foggia sarebbe vitale.
Inoltre, questo "bollino" garantisce una stabilità gestionale superiore, attirando grandi gestori e assicurando che lo scalo non venga abbandonato nei momenti di crisi dei bilanci regionali, facilitando al contempo gli investimenti diretti dello Stato per l'ammodernamento tecnologico della pista e dei sistemi di assistenza al volo.
Salerno: Il modello del decongestionamento
Se Comiso è il modello della resilienza, l'aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi è il modello della strategia industriale. La sua recente riapertura e l'ingresso massiccio di compagnie come Ryanair ed EasyJet dimostrano cosa succede quando uno scalo "secondario" viene inserito in una rete forte (gestita da Gesac, insieme a Napoli-Capodichino).
Salerno insegna a Foggia che non bisogna temere lo scalo principale (Bari), ma diventarne la valvola di sfogo naturale. Mentre Bari satura i suoi spazi, Foggia può intercettare il segmento dei voli charter turistici, l'aviazione generale e il traffico verso le aree interne, proprio come Salerno sta facendo per alleggerire Napoli e servire la costiera.
Una rete per il Mezzogiorno
L'analogia tra Foggia, Comiso e Salerno completa un ideale triangolo dello sviluppo. Tutti e tre gli aeroporti hanno una forte connessione con il passato militare, servono aree di pregio turistico mondiale (Gargano, Val di Noto, Costa d'Amalfi) e necessitano del riconoscimento di interesse nazionale per giustificare oneri di servizio pubblico.
Conclusioni: La rotta del Gino Lisa
Foggia non deve inventare nulla, deve solo guardare a chi ha già vinto la scommessa. L'inserimento dell'Aeroporto di Foggia nel Piano Nazionale dei Trasporti non è un semplice atto burocratico, ma la trasformazione del Gino Lisa da "questione locale" a "priorità dello Stato".
Seguendo l'esempio di Comiso nell'integrazione e di Salerno nella specializzazione, la Capitanata può finalmente smettere di guardare al cielo con speranza e iniziare a farlo con la certezza di un piano industriale solido. Il modello è tracciato: ora serve solo la volontà di seguirlo fino in fondo.
